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Il voto sul dl Ucraina di Avs, M5S e dei parlamentari legati a Vannacci ha messo in luce una politica estera in piena regola. È ormai sotto gli occhi del Paese ed è un boccone indigeribile per quei partiti alleati che ancora si dicono europeisti. Salvo, come ho già detto qui, avere una gran quantità di pelo sullo stomaco.

L’uscita di Vannacci dalla Lega di Salvini fa da detonatore in una maggioranza che sulla politica estera non teneva già più. Dall’altro lato, fa da enzima di quella posizione filoputiniana che già presidiava i due schieramenti in Parlamento, e che si è perfettamente saldata nel voto.

In questa scomposizione e ricomposizione, i nemici delle democrazie europee e dell’Europa sono costantemente all’opera. E i partiti alleati che hanno una coscienza democratica, patriottica, europeista, hanno davanti il dilemma se scegliere tra quel che è conveniente e quel che sanno essere giusto. Penso a Forza Italia, alla Lega non salviniana, ai riformisti del Pd, alla stessa presidente Meloni che oggi paga tutte le ombre di Salvini, l’alleato-cavallo di Troia.

Nel campo largo, quello che abbiamo visto all’indomani dell’uscita di Vannacci è un certo spudorato entusiasmo per l’occasione che Vannacci offre di vincere alle politiche. Tra quei banchi il fascismo sembra essere un problema da allarme democratico solo quando si urla contro la destra di Meloni. Poi, sui fascisti veri di Vannacci, sul fatto che domani possano farsi eleggere nel Parlamento dove sedeva Matteotti, zero preoccupazioni, anzi: un’opportunità per vincere.

Pensavamo di averle viste tutte, e invece tra Vannacci e certi banchi dell’opposizione o è scoppiato l’amore, o “o famo strano”, o l’eterogenesi dei fini.

Ma, come dicevo, ciascuno convive con la propria coscienza.

È proprio per questo che oggi serve un centro europeista che abbia la forza, anche di coscienza, di riportare gli europeisti a destra e a sinistra ad alzare la testa e a isolare gli amici di Putin nei due schieramenti. È il lavoro che Azione sta facendo, con Carlo Calenda sapete non defletteremo di millimetro da questo obiettivo, e abbiamo bisogno di tutto il vostro impegno e il vostro supporto.

 

Investiamo in educazione

Il 22 gennaio la Camera ha approvato la mia proposta di legge sull’educazione non formale. Come sapete è un provvedimento a cui tengo molto, che dà attuazione a un pezzo del Family Act.

Questa legge riconosce finalmente il lavoro educativo svolto ogni giorno da associazioni, enti del Terzo settore, oratori, centri estivi. Una realtà diffusa, spesso data per scontata, che invece rappresenta un presidio fondamentale per la crescita dei ragazzi e un sostegno concreto per le famiglie.

Con l’istituzione di un fondo strutturale, introduciamo risorse stabili per queste attività, superando la logica dei finanziamenti occasionali. Significa dare continuità, programmazione, responsabilità a chi investe tempo e competenze nell’educazione.

È un segnale importante verso quel mondo educativo che tiene insieme comunità, relazioni e opportunità. Io credo che questo sia il punto: riconoscere che l’educazione non si esaurisce nelle ore di scuola, ma vive nei territori, nelle reti associative, nei luoghi in cui i ragazzi crescono ogni giorno.

Abbiamo fatto una scelta chiara, quella di investire sull’educazione e sul futuro del Paese. In modo strutturale, una responsabilità assunta fino in fondo.

 

Avvenire

Testo della proposta di legge

 

Milleproroghe

Il decreto Milleproroghe è uno di quei provvedimenti tecnici che rischiano di passare sotto traccia, ma che in realtà incidono in modo diretto sulla vita delle persone. Dentro ci sono scelte su sanità, famiglie, imprese e cultura, e Azione ha presentato una serie di emendamenti molto puntuali.

In sanità abbiamo proposto misure a sostegno del personale, con un’attenzione specifica a chi lavora nei pronto soccorso, e interventi per contribuire alla riduzione delle liste d’attesa.

Abbiamo chiesto di rifinanziare il fondo per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Per le famiglie abbiamo chiesto di abbassare l’IVA sui prodotti igienici femminili e sui beni per la prima infanzia, di reintrodurre il bonus baby-sitter per le madri lavoratrici e di rinnovare il fondo per il sostegno psicologico ai genitori che hanno perso un figlio.

Per le donne abbiamo presentato proposte per rafforzare il sostegno all’imprenditoria femminile, per garantire maggiori tutele alle vittime di violenza e agli orfani di femminicidio.

Per le imprese abbiamo chiesto la proroga di misure utili a contenere l’impatto dei costi energetici e la conferma degli incentivi alle assunzioni nella ZES Mezzogiorno. E sul settore della cultura, abbiamo proposto interventi per rendere più stabile la programmazione legata al tax credit per il cinema e l’audiovisivo.

 

Azione in Piemonte

Lunedì sono stata a Torino, al Circolo dei Lettori, per la presentazione del libro di Giorgio Merlo, I popolari. Abbiamo discusso di come il centro e Azione oggi possano rispondere a una domanda reale di democrazia, in un mondo sempre più polarizzato e complesso.

Nel pomeriggio, a Ozegna, insieme a Daniela Ruffino e Sergio Bartoli, abbiamo incontrato una bellissima platea di amministratori locali e parlato di territorio e servizi per le famiglie. Dalle aree interne emerge come urgente il tema demografia. Borghi e paesi che invecchiano e si svuotano spengono le speranze di chi li vive, ma anche dell’Italia intera, che rischia di perdere specificità territoriali decisive per la propria competitività e per la qualità della vita. Supportare gli amministratori è fondamentale e con Daniela continueremo su questa strada.

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