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Dalla transizione demografica alla sanità, fino all’impatto economico dei conflitti: ogni giorno vediamo quanto i ritardi e le scelte mancate pesino sulla vita delle persone.
Serve una politica che riconosca il prezzo che stiamo pagando e abbia il coraggio di cambiare rotta, con dati, visione e responsabilità.

 

Il prezzo della guerra

Un’occasione per capire meglio il prezzo economico dei conflitti e la responsabilità politica nel costruire un futuro di stabilità.

Questa mattina a Pavia ho presentato il libro “Il prezzo della guerra” di Paolo Balduzzi e Andrea Bignami, un’analisi puntuale sulle ricadute economiche e politiche dei conflitti internazionali.

Dal rialzo dei tassi d’interesse all’inflazione energetica, dalle catene del valore interrotte alle nuove rotte degli investimenti, il volume mostra come la guerra ridisegni gli equilibri globali e metta alla prova la tenuta delle democrazie.

Nel dialogo con gli autori, ho riflettuto sul ruolo dell’Europa nel governare queste trasformazioni, sull’urgenza di politiche fiscali e industriali comuni e su come coniugare crescita e sicurezza in un contesto di incertezza geopolitica.

Qui la scheda del volume

 

Transizione demografica, un documento per capirla e affrontarla

In Commissione parlamentare d’inchiesta sulla transizione demografica, mercoledì scorso (5 novembre) abbiamo approvato all’unanimità il documento che raccoglie i principali risultati dei lavori svolti dalla Commissione in questi mesi.

È il frutto di un percorso di ascolto e di analisi, ricco dei contributi emersi nelle audizioni con esperti, istituzioni, rappresentanze politiche, sociali ed economiche.

Un materiale approfondito e documentato, che rappresenta una base autorevole per chiunque voglia lavorare su questo tema, comprendendone le implicazioni economiche e sociali e le prospettive di lungo periodo.
L’unanimità del voto non è un atto formale: è la prova che su questioni così decisive la politica può trovare un terreno comune di responsabilità e visione.

Scarica il documento

 

Non è una manovra per giovani

I dati diffusi dall’Istat ci dicono che un italiano su dieci rinuncia a curarsi. È un numero drammatico, che non possiamo accettare come fisiologico.

Serve aumentare le risorse, ma anche cambiare modello: la frammentazione delle decisioni regionali ha mostrato tutti i suoi limiti. Occorre una strategia nazionale, capace di garantire a tutti il diritto alla salute e di rafforzare la rete dell’assistenza, anche domiciliare.

Allo stesso tempo, dobbiamo investire sui giovani e sui professionisti della sanità: la manovra così com’è non destina un euro in più ai giovani lavoratori, mentre la metà del taglio Irpef andrà all’8% più ricco della popolazione.
Quelle risorse devono invece servire ad aumentare i salari di chi sceglie di restare e lavorare in Italia, nelle professioni di cui il nostro Paese ha più bisogno.

Ascolta la mia intervista a Radio1

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