
Con il voto unanime della Camera, l’Italia ha compiuto un passo storico nella lotta alla violenza contro le donne: la legge ridefinisce il reato di violenza sessuale lavorando sul consenso, che è tale solo se “libero e attuale”. Significa che finalmente un atto sessuale senza consenso sarà reato. Un passo concreto che mette con chiarezza le istituzioni dalla parte giusta della storia: al fianco delle vittime.
Solo sì è sì
Questa settimana in Aula abbiamo votato per ribadire un principio chiaro e fondamentale del contrasto alla violenza contro le donne: solo sì è sì. Troppo spesso sentiamo ancora frasi inaccettabili come “se l’è cercata”, rivolte a donne vittime di violenza.
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A scuola, contro la violenza
Sempre in Aula alla Camera abbiamo ribadito che l’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole è uno strumento fondamentale per prevenire la violenza e proteggere i minori dall’esposizione precoce alla pornografia. La strada scelta dal governo non è quella giusta: chiedere un consenso informato ai genitori solo su questo tema rischia di creare discriminazioni profonde. In alcune famiglie la parità non è garantita e la violenza è presente: proprio lì i ragazzi rischierebbero di non accedere a percorsi educativi che possono cambiare il loro futuro.
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Territori, comunità, futuro
La demografia non riguarda solo quanti bambini nascono, ma anche dove vivono le persone, quali servizi trovano, quali opportunità possono costruire.
Per questo una delle priorità è lotta allo spopolamento e la ricostruzione della coesione nei territori.
Questa settimana In Commissione parlamentare d’inchiesta sulla transizione demografica abbiamo ascoltato l’audizione di Federcasse.
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Ora è il tempo dell’Europa
La posizione di Azione è molto chiara: la difesa dell’Ucraina è la difesa dell’Europa. E opporsi al bipopulismo dei filo-putiniani di destra (leggi Salvini) e di sinistra (leggi Conte e Fratoianni) è l’unica via per proteggere la libertà del nostro Paese e di noi europei. È il cuore del mio intervento al Linkiesta Festival, ed è un argomento ancora più urgente davanti al piano di resa preparato per l’Ucraina da Stati Uniti e Russia: un gioco antieuropeo che solo chi è in malafede può fingere di non riconoscere. Il governo deve dirci una parola di chiarezza.